Sondaggi sulla progettazione tramite il Codice a cura del CNI

Fire Safety Engineering in ITALIA

Sondaggi sulla progettazione tramite il Codice a cura del CNI

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) è l’organismo che rappresenta gli interessi della categoria professionale degli ingegneri a livello nazionale. Sul loro sito ufficiale (www.cni.it/cni/) si possono trovare molte informazioni utili, ma è stato al Safety Expo 2024, lo scorso settembre a Bergamo Fiere, che ho avuto modo di approfondire il loro lavoro. Mi sono fermato presso uno stand dedicato alla prevenzione incendi, dove ho trovato materiale interessante riguardo al Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 03/08/2015).

Tra gli stampati, ciò che mi ha colpito maggiormente sono stati i dati di tre sondaggi condotti dal CNI nel 2016, 2019 e 2022, relativi all’adozione del Codice. Mi sono soffermato in particolare sul tema della Fire Safety Engineering (FSE), ossia l’uso di soluzioni alternative per la progettazione, un aspetto che considero cruciale per il futuro della nostra professione.

Sondaggio del 2016: le prime reazioni al Codice

https://www.cni.it/images/temi/sicurezza/risultati-analisi_sondaggio_Codice_CNI_rev10_copia_copia.pdf

Un anno dopo la pubblicazione del Codice, il primo sondaggio ha esplorato il modo in cui i professionisti si approcciavano alla nuova normativa. Alla domanda “Progettando con il Codice, hai utilizzato soluzioni progettuali?”, le risposte si sono così distribuite:

  • 58,1% dei professionisti ha dichiarato di utilizzare soluzioni conformi.
  • 36% ha sperimentato anche soluzioni alternative, inclusa la Fire Safety Engineering.
  • 6% ha presentato istanze di deroga.

Questi dati dimostrano una certa apertura, soprattutto tra i professionisti più giovani, verso metodologie innovative. Tuttavia, una larga maggioranza preferiva ancora attenersi a soluzioni conformi.

Sondaggio del 2019: l’effetto del tempo e dell’esperienza

https://www.cni.it/images/Sondaggio_Codice_CNI_2019.pdf

Tre anni dopo, un secondo sondaggio ha mostrato un lieve spostamento verso un approccio più conservativo. Ecco i numeri aggiornati:

  • 62,2% per le soluzioni conformi.
  • 28,2% per soluzioni alternative.
  • 5,8% ha continuato a presentare istanze di deroga.
  • 3,8% ha preferito non rispondere.

Questo sondaggio ha analizzato anche il ruolo dell’età dei professionisti:

  • Gli over 55 hanno dimostrato una preferenza marcata per le soluzioni conformi (63,6%).
  • I giovani sotto i 35 anni hanno aumentato l’utilizzo delle soluzioni alternative, raggiungendo il 30,3%.

Questi dati mi hanno fatto riflettere su quanto la flessibilità mentale e la familiarità con le tecnologie più recenti possano influenzare le scelte progettuali.

Sondaggio del 2022: il cambiamento normativo e i nuovi equilibri

https://www.cni.it/images/CNI_sondaggio_Codice_2022.pdf

Con l’introduzione del DM 12 aprile 2019, che ha eliminato il “doppio binario”, molti professionisti sono stati costretti ad adottare il Codice per le loro progettazioni sulle attività non dotate di una propria Regola Tecnica Tradizionale. Il sondaggio del 2022 riflette questa evoluzione:

  • 69,9% dei professionisti ha dichiarato di utilizzare solo soluzioni conformi.
  • 31,8% integra anche soluzioni alternative.
  • 5,9% continua a presentare istanze di deroga.

Le differenze generazionali emergono ancora più chiaramente:

  • Gli over 55 prediligono le soluzioni conformi (75,5%).
  • I professionisti sotto i 35 anni mostrano la maggiore propensione alle soluzioni alternative e alla FSE, con una percentuale che sale al 38,8%.

Riflessioni e considerazioni personali

Guardando questi dati, mi viene spontaneo pensare che il Codice di Prevenzione Incendi non rappresenta solo una normativa, ma un’occasione per innovare e valorizzare la nostra professione. È chiaro, però, che il percorso di adozione non è stato privo di ostacoli. Molti professionisti, specie quelli con più esperienza, continuano a preferire approcci tradizionali, spesso per la complessità percepita del nuovo sistema.

Io stesso, leggendo questi risultati, mi sono reso conto di quanto sia fondamentale investire nella formazione continua e nel confronto tra colleghi. Solo attraverso una maggiore familiarità con le metodologie innovative possiamo sfruttare appieno il potenziale del Codice.

Per chi fosse interessato, invito a visitare il sito del CNI (www.cni.it), dove sono disponibili risorse preziose, non solo per chi si occupa di prevenzione incendi, ma per tutti gli ingegneri che desiderano mantenersi aggiornati e al passo con i cambiamenti normativi. Personalmente, credo che il cambiamento non sia solo inevitabile, ma necessario per crescere come professionisti. Sta a noi coglierlo e trasformarlo in un’opportunità.

Approfondimento 

I primi passi tra resistenze e opportunità

A dieci mesi dall’entrata in vigore del Codice di Prevenzione Incendi, emerge un quadro di luci e ombre. Questo strumento, pensato per rivoluzionare la progettazione antincendio in Italia, sta ancora lottando per affermarsi pienamente tra i professionisti del settore.

Un lento processo di adozione

Solo il 37% degli ingegneri ha utilizzato il Codice, mentre il 52,3% non ha neppure tentato di applicarlo. Questa resistenza si spiega con la difficoltà di familiarizzare con un metodo innovativo e più complesso rispetto alle regole tradizionali. Tuttavia, una parte dei professionisti ha mostrato apertura e interesse, auspicando miglioramenti per superare le sfide iniziali.

Innovazione e scetticismo

Il Codice è stato accolto positivamente da una fetta significativa degli intervistati: il 33,4% lo considera uno strumento innovativo, capace di migliorare la progettazione. Allo stesso tempo, però, il 44% ritiene che la sua piena affermazione dipenderà dall’introduzione delle Regole Tecniche Verticali (RTV), necessarie per completarne il quadro normativo.

Il ruolo della formazione

L’88,3% dei professionisti ripone fiducia nella formazione offerta dagli Ordini. Tuttavia, emerge la necessità di corsi pratici, a basso costo o gratuiti, per agevolare la comprensione del Codice. La mancanza di manuali esplicativi e di strumenti applicativi come software rappresenta un ulteriore ostacolo alla sua diffusione.

La responsabilità dei professionisti

Un tema ricorrente è il carico di responsabilità trasferito sui professionisti, percepito da alcuni come eccessivo. Questo, unito alla difficoltà di convincere i committenti a premiare la qualità progettuale del Codice, crea una disparità tra il lavoro svolto e il riconoscimento economico ricevuto. È evidente che occorre investire nella sensibilizzazione culturale e nelle capacità comunicative degli ingegneri.

Uno sguardo al futuro

Per il Codice di Prevenzione Incendi, il successo dipenderà dalla capacità di integrare RTV mancanti, migliorare l’offerta formativa e incentivare l’adozione di soluzioni innovative. Solo così sarà possibile trasformare un quadro normativo promettente in una realtà consolidata.

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